L'Arco Alchemico

                                                                      

                                  GALLERIA FOTOGRAFICA

LA PORTA ALCHEMICA DI RIVODUTRI

VALERIO LEONI, MONICA SAMPALMIERI,LUCA VANNOZZI

estratto da Deputazione abruzzese di Storia patria

Borgo San Pietro 25/06/1995

Rivodutri è un comune della Sabina a ridosso dei Monti Reatini, a Nord di Rieti; conta, oggi, circa 1300 abitanti. Oltre al capoluogo comprende gli abitati di Apoleggia e Piedicolle e un'ampia zona di pianura inserita nella Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile.

Il nucleo storico del paese è documentato dal sec. XI; viene trasformato in larga parte in tempi recenti. Alla fine dell'Ottocento, infatti, la via principale (via «Dritta» ora via Umberto I) viene ampliata con lo sventramento di parecchie abitazioni fra le quali il vecchio edificio scolastico: ad esso apparteneva la Porta della quale oggi si riferisce.

È possibile che la Porta inizialmente fosse collocata all'interno dell'edificio e che in seguito al taglio della strada fosse ricollocata sulla nuova facciata dove è rimasta fino al 31 dicembre del 1948 quando il forte terremoto di quel giorno devasta l'edificio e stravolge la fisionomia storica di tutto l'abitato.

Il monumento viene salvato, smontato e conservato in un locale comunale.

Circa trent'anni dopo esso è ricomposto sul luogo originario per fare da accesso a un piccolo giardino pubblico. La tradizione popolare chiama la Porta «Porta di Nicolò» ed infatti dalla documentazione presente nell'Archivio Comunale di Rivodutri è emerso che l'edificio sede della Porta era appartenuto alla famiglia Nicolò fino al 1874: in quell'anno esso venne ceduto al Comune per realizzarvi la Scuola femminile e le abitazioni per gli impiegati. I Nicolò però divennero proprietari della casa nel 1757, grazie ad un consistente lascito testamentario di Don Bernardino della famiglia Camisciotti.

Finora non è stato possibile individuare l'alchimista o l'esperto di arti e conoscenze alchemiche, però diversi elementi potrebbero convalidare l'ipotesi che una richiesta culturale del genere provenisse dalla famiglia Camisciotti: frequenti i Camisciotti negli incarichi di rilievo nell'amministrazione dei beni pubblici e religiosi a partire dal primo Seicento; diversi Camisciotti si dedicano alla carriera e alla vita ecclesiastica; solido il patrimonio familiare. I rilievi della Porta possono aprire un discorso più ampio intorno al possesso di requisiti e conoscenze complesse di chi ha commissionato la realizzazione del monumento.

La lettura interpretativa della Porta,  allo stato attuale degli studi, rivela che la maggior parte dei simboli esprime il mistero della trasmutazione non solo e non tanto dei metalli, quanto della psiche e dei rapporti tra corpo-anima-spirito nell'uomo. Il viaggio che si compie parte dal Caos, dallo stato oscuro, confuso e di potente conflitto(1)  fino alla coniunctio, all'unto oppositorum, all'equilibrio tra ciò che prima era discorde: coscienza e inconscio, materia e spirito, oscurità e conoscenza.

Colui che ha fatto costruire la Porta aveva sicuramente abbandonato il forno, gli alambicchi e le sperimentazioni in laboratorio per arrivare all'oro: si era iniziato alla speculazione filosofica proiettando (2) non il mercurio sui metalli, ma il segreto e il dramma della vita (umana e divina, materiale e spirituale, razionale e irrazionale) sulle sue varie e trasmutanti manifestazioni.

Ciò che accade, in modo evidente, a partire dal XVII sec.(3 )quando ci si rese conto che l'Arte (cioè l'opera che trasforma i metalli vili quali il piombo, il rame e lo stagno in argento e oro) non avrebbe mai portato alla fabbricazione dell'oro, e quando da una parte il chimico continuò a mettere mano alla materia con gli esperimenti in laboratorio, dall'altra il filosofo continuò a cercare quell'oro che non era aurum vulgi. Nel XVIII sec. lo spirito illuministico contribuì a spazzare via ogni velleità mistica scavando un solco più profondo tra  mustika e  fisika.

La lettura della porta comincia dalla base destra(per chi guarda) (fig. 2).Qui appare il quaternio con la scritta: QUID HOC FORTIUS. John Dee (1527-1607) suppone che «al mistero dei quattro elementi alludano quattro linee rette che corrono in opposte direzioni a partire da un singolo punto individuale... Dal punto e dalla monade hanno preso avvio le cose e gli esseri»(4). Il punto rappresenta l'origine, l'inizio, la materia prima. Nella nostra base si ravvisano le quattro rette che si intersecano in un punto: l'immagine del Caos primordiale, in cui le cose sono allo stato iniziale e potenziale. Sul piano psichico il Caos corrisponde al male e alle tenebre, all'oscurità e alla depressione, la lotta è tra le componenti psichiche dell'uomo e nella sua interiorità, quindi in uno stato di disunione con se stessi. Chi si accinge all'Opus deve necessariamente passare in questo stadio, calandovisi per ritornare al Caos, cioè nella fase della Nigredo, che è mortificazione e separatio, dove c'è il germe di ogni possibilità.

Il quaternio torna in modo evidente altre due volte, nei due blocchi superiori della Porta:

       Ancora non siamo riusciti a dare un significato al testo scritto, mentre è evidente che il pentacolo è la classica rappresentazione dell'uomo (fig. 3). Nella quaternità esistono due coppie di opposti ed essa rappresenta la totalità. Il fine dell'Opus è quello di riconciliare e ricondurre all'unità i quattro elementi in lotta fra loro cioè giungere all'Ermafrodito.

Nella porta è presente il simbolo di Mercurio,   primo agente della pietra filosofale (fig. 4). La sostanza che si deve combinare con l'oro per ottenere il Lapis. Argento vivo, metallo fluido, fuoco che brucia i corpi più del fuoco, ma anche aqua permanens (è situato infatti all'esterno tra la prima e la seconda figura), farmaco nel suo doppio significato di veleno e rimedio. Mercurio che è duplex, attivo e passivo, maschile e femminile, partecipa di entrambe le nature.

Nella figura superiore è rappresentata LA NAVICELLA CHE ATTRAVERSA IL MARE (fig. 5). Senz'alto questa figura occupa una posizionemolto importante, così come la corrispondente sullo stipite sinistro: infatti le altre sono comprese in un ottagono, queste due in una forma ovale, inoltre soltanto qui compare il mare, l'acqua; ancora, la posizione è centrale. È perciò indubbio il loro interesse dal momento che proprio qui sotto si trova il simbolo di Mercurio che, come abbiamo detto, è mediano: chimicamente infatti il mercurio è un metallo liquido (natura duttile) e per di più volatile a temperatura ambiente.

Il mare rappresenta nel suo significato classico e mitologico la condizione iniziale, la materia prima, la matrice di tutte le cose, quindi è simile al Caos; chi viaggia per mare può naufragare se non ha una guida che lo illumini. Qui ciò non accade, infatti nella vela della nave si legge: OMMA BONA MECUM; l'albero della navicella è una palma, piccola, che riesce ad impiantarsi e ad ingrandirsi (figura della PALMA NEL DESERTO). Quell'albero riesce a mettere radici. L'acqua per azione del fuoco è scomparsa, ora c'è il deserto, la terra. Sul piano psichico ciò simboleggia l'inconscio che feconda la coscienza, la compresenza e l'unione delle tenebre e della luce(5). Le due componenti della psiche devono coesistere in eguale misura, l'aridità della coscienza deve essere vivificata dalle pulsioni dell'inconscio. Probabilmente ad una di queste interpretazioni sono attribuibili le figure a sinistra dell'albero che non sono ben ricostruibili.

Cinque sono le scansioni sullo stipite, cinque anche sull'altro in una perfetta simmetria e corrispondenza, anche plastica. Si può pensare alla quinta essenza?

Si rivelano molto importanti anche i simboli presenti al di fuori degli ottagoni: nello stipite sinistro (per chi guarda) compaiono gli astri: la stella, la luna, il sole e l'eclissi, cioè l'unione di Sole e Luna. Essi segnano i vari momenti dell'Opus e i gradi di trasformazione: in basso la luna e la stella, le fonti chiarificatrici delle tenebre. Anche le tenebre hanno una loro luminosità: sembrerebbe un paradosso, ma è ancora la presenza degli opposti, di quegli opposti che pian piano si avviano verso l'unificazione. L'alchimista invoca gli astri per avere un aiuto attraverso il loro influsso, ritenendo che essi potessero esercitare una certa azione sui metalli e anche perché sente di aver bisogno di molteplici fattori per la realizzazione della Grande Opera; non per niente ìì primo metano aò essere scoperto e. utilizzato dall'uomo è stato il piombo, che veniva associato al pianeta Saturno, tanto che anche oggi l'intossicazione da piombo si chiama Saturnismo. Molteplici fattori, abbiamo detto, che la psiche «non costituisce unità, ma è una costellazione in cui, accanto al sole, si danno anche altre fonti di luce»(6): più lontane, più vicine, più o meno luminose. Tra queste c'è anche Luna, che è un'entità inferiore (come l'argento lo è rispetto all'oro) perché non brilla di luce propria e perché è più vicina alla terra, risentendo dell'influsso di questa. Anche nell'antichità la luna segnava il confine tra le cose divine e quelle caduche, come quello tra l'etere e l'aria(7). Queste concezioni erano note agli alchimisti per i quali Luna con la sua natura fredda e umida è dispensatrice della rugiada che aiuta il corpo a ritrovare l'anima(8). Perciò Luna è l'annunciatrice dell'Albedo, il gra-dus della primavera alchemica rappresentata nel nostro caso da un ALBERO coi FRUTTI: è la fase in cui l'anima non sente più il richiamo della carne e comincia a salire, tanto che chi si trova in questa condizione non può essere osservato cogli occhi fisici(9). L'Albedo segna il primo superamento della notte, della putredine o separatio o so-lutio. Il chiarore della luna e della stella illumina le tenebre della lotta tra gli opposti che da qui cominciano a riconciliarsi. Sul piano psichico la comparsa di queste due sorgenti di luce che sono inferiori rispetto a Sol e poste infatti al di fuori dell'ottagono, indica che anche l'inconscio, pur nella sua forza bestiale, è dotato di luce propria: la coscienza (Sol-principio maschile) non può e non deve arginarlo, non può sottometterlo e indagarlo totalmente, pena lo squilibrio e la malattia. Le pulsioni che vengono dall'inconscio devono essere in equilibrio con i contenuti della coscienza.

Andando verso l'alto si vede che l'Opus giunge man mano al compimento. Il conflitto degli opposti si seda nell'unione, perché uno stato di ostilità non può durare a lungo, è contrario all'armonia della vita, e conduce alla morte. Ecco quindi il sole, personificato, che splende in tutta la sua potenza . Rappresenta l'oro, non aurum vulgi, ma l'oro dei filosofi, la perfezione, la conoscenza dell'oro immortale: è lo spirito. Solve et coagula; qui è il momento del coagula, del raggiungimento di una realtà che appare alla fine, quando lo spirito (Sol) trionfa non sul corpo o sull'anima ma con essi. L'eclissi lo testimonia (Sol-Luna), come è scolpita in alto a destra al di fuori dell'ottagono. Il sole (principio maschile-coscienza) può splendere in tutta la sua luce e calore perché in qualche modo convive con la sua controparte femminile (Luna-inconscio).

Nella raffigurazione si legge anche EX TUA MEA LUX EX MEA TUA. In altre parole siamo giunti alla conversione del corpo in spirito e dello spirito in corpo.

Nella parte superiore dell'arco si legge TOT MIHI SUNT VIRES e in posizione apicale abbiamo la figura dell'Ermafrodito, il Rebis, cioè due cose in una. REX e REGINA uniti da un'unica corona, l'unità che risulta dalla coniunctio degli opposti, dal maschile e dal femminile, o coscienza-inconscio, o spirito-materia. Il maschile è lo spirito ed esiste in quanto esiste anche la controparte femminile e ctonia. Uniti costituiscono l'universalità e la perfezione .

L'Ermafrodito poggia su un blocco in cui è scolpito un cuore; questo è racchiuso in un cerchio e ciò che sta dentro al cerchio indica la cosa da cui si deve partire e ciò a cui si deve arrivare, l'inizio e la fine. Al centro di questa operazione circolare c'è il cuore, che è quanto di più interiore possa esserci nell'uomo .

Molte delle figure scolpite sulla Porta sono comuni alla simbologia cristiana: Ermafrodito-Cristo; Sol-Cristo (Sol iustitiae); Luna-Chiesa; Sol-Luna: vir a foemina circumdatus cioè Cristo e la Chiesa. Molti alchimisti erano cristiani o almeno rispettosi dell'ambiente religioso in cui si trovavano a vivere, e alcuni del resto ritenevano indispensabile alla riuscita dell'Opus l'aiuto di Dio; mentre i meno convinti adombravano il loro pensiero con immagini cristiane soltanto per sfuggire a non improbabili interventi inquisitori.

1 QUID HOC FORTIUS (base dx per chi guarda).

2 C.G. JUNG, Psicologia e Alchimia, Torino, Boringhieri, 1981, p. 303 e nota 20.

3 Anche se le «considerazioni mistiche sono comparse nell'alchimia...verso il XII sec.», L. FIGUIER, L'Alchimia e gli Alchimisti, Napoli, Regina, 1972, p. 29 e seg.

4 C.G. JUNG, Mysterium coniunctionls, ricerche sulla separazione e composizione degli opposti psichici nell'alchimia, Torino, Boringhieri 1991, 14, p. 48.

5 C.G. JUNG, Mysterium, cit., pp. 155-156

6 C.G. JUNG, Mysterium, cit., p. 389.

7 MACROBIO, In somnium Scipionis 1,21.

8 C.G. JUNG, Mysterium, cit., p. 128.

9 D.V. GAGGIA, Le none alchemiche e la psicoanalisi dell'eros, Atti e Memorie

dell'Accademia di Storia Sanitaria, Serie III, anno I n. 3 (1982), pp. 25-27.

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La Magia di una Porta   (Anna Maria Partini)